La legislazione razziale
Ferdinando Cordova
In breve. Nel 1938 l’emanazione delle Leggi per la Difesa della Razza portò, nuovamente, gli ebrei italiani in una condizione di marginalità sociale e di inferiorità civica. Le leggi, approvate all’unanimità alla Camera e con soli quattro voti contrari al Senato, firmate senza discussioni da Vittorio Emanuele III, ripresero molte delle vecchie disposizioni antiebraiche, escludendo gli ebrei dalla scuola, dalle liberi professioni, interdicendo loro la proprietà immobiliare e riducendo al minimo i rapporti con il mondo cristiano. Le leggi razziali, però - ed è questo l’aspetto più importante - poggiavano su una base ideologica completamente nuova: l’appartenenza al mondo ebraico era una dato esclusivamente biologico, stabilito con rigidi criteri scientifici sulla base dei quarti di sangue ariano o ebraico di ciascuno, indipendentemente dalle scelte culturali o religiose dei singoli. Dalla condizione ebraica, una volta che fosse stata appurata con matematica certezza, agli occhi del fascismo non vi era alcuna via di fuga, neanche la conversione al cristianesimo (se decisa dopo la proclamazione dei decreti). Al momento, però, in pochi, per quanto increduli, colsero la profonda novità dei presupposti politici e concettuali delle leggi, considerandole, semplicemente, un male passeggero che, per un po’ di tempo, avrebbe riportato gli ebrei d’Italia indietro di settanta anni, all’epoca dei ghetti.
Perché. La persecuzione dei diritti degli ebrei voluta per legge dal Regno d’Italia nel 1938 avrebbe avuto conseguenze ancora più pesanti più tardi, a partire dall’autunno del 1943, nel biennio dell’occupazione nazista dell’Italia centro-settentrionale e della Repubblica di Salò. Impoveriti, tenuti sotto controllo dalla polizia che ne registrava ogni spostamento, guardati con sospetto dai connazionali , gli ebrei d’Italia si rivelarono una preda più “facile” per i nazisti al momento delle razzie. Il 14 novembre 1943 venne approvato a Verona il manifesto programmatico del neonato governo repubblichino con il quale si stabiliva che gli «appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica»; nei giorni immediatamente successivi vennero ordinati l’arresto e l’internamento di tutti gli ebrei, il sequestro dei loro beni mobili e immobili e una speciale sorveglianza di polizia sui figli di matrimonio misto considerati ariani fino a quel momento. In quegli anni difficilissimi migliaia di ebrei italiani furono deportati nei lager, di questi alcuni, soprattutto tra gli arrestati dopo le razzie in grande stile ordinate dai nazisti nelle principali città (il 9 ottobre a Trieste, il 16 a Roma, nei primi giorni di novembre a Firenze, Bologna e nel triangolo Torino-Genova-Milano) furono catturati da fascisti o su delazione di concittadini. In molti si unirono alla Resistenza: Primo Levi, ad esempio, venne arrestato come partigiano dai repubblichini, riconosciuto come ebreo e inviato a Fossoli in attesa del trasferimento ad Aushwitz. Gli altri furono salvati dal coraggio di tanti italiani che, a rischio della propria vita, nascosero e protessero gli ebrei nelle case private e nei luoghi pii.
A guerra finita l’Italia, come il resto d’Europa, guardò indietro alla propria lunghissima storia e alle sue recenti tragedie. Il 2 giugno del 1946, con un referendum in cui, per la prima volta, venne esteso il diritto di voto anche alle donne, l’Italia abrogava la monarchia e sceglieva di diventare una repubblica. Il 1 gennaio del 1948 entrò in vigore la nuova Costituzione che, tra i principi fondamentali della Repubblica italiana, all’articolo 3 stabilisce che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».
Il Manifesto della Razza e l’approvazione delle leggi razziali
Roma, 25 luglio 1938, notte.
Il ministro Segretario del Partito ha ricevuto un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle Università italiane, che hanno sotto l'egida del Ministero della Cultura popolare redatto o aderito alle proposizioni che fissano la base del razzismo fascista. Alla riunione ha partecipato il ministro della Cultura Popolare, Dino Alfieri. Il Segretario del Partito Achille Starace, mentre ha elogiato la precisione e la concisione delle tesi ha ricordato che il Fascismo fa da sedici anni praticamente una politica razzista. Anche in questo campo il Regime ha seguito il suo indirizzo fondamentale: prima l'azione, poi la formulazione dottrinaria la quale non deve essere considerata accademica cioè fine a se stessa, ma come determinante un'ulteriore precisazione politica. Con la creazione dell'Impero la razza italiana è venuta in contatto con altre razze, deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione. Leggi «razziste» in tale senso sono già state elaborate e applicate con fascistica energia nei territori dell'Impero. Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni, dovunque e anche in Italia, come una «razza» diversa e superiore alle altre, ed è notorio che nonostante la politica tollerante del Regime gli ebrei hanno, in ogni Nazione, costituito - coi loro uomini e coi loro mezzi - lo stato maggiore dell'antifascismo. Il Segretario del Partito ha infine annunciato che l'attività principale degli Istituti di cultura fascista nel prossimo anno XVII sarà l'elaborazione e diffusione dei principi fascisti in tema di razza.
Manifesto della razza
1.Le razze umane esistono.
2.Esistono grandi razze e piccole razze.
3.Il concetto di razza e' concetto puramente biologico. ...
4.La popolazione dell'Italia attuale e' nella maggioranza di origine ariana e la sua civilta' ariana. Questa popolazione a civilta' ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco e' rimasto della civilta' delle genti preariane. …
5.E' una leggenda l'apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici.
6.Esiste ormai una pura "razza italiana"… Questa antica purezza di sangue e' il piu' grande titolo di nobilta' della Nazione italiana.
7.E' tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti.
8.E' necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d'Europa (Occidentali) da una parte e gli Orientali e gli Africani dalI'altra. Sono percio' da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei …
9.Gli ebrei non appartengono alla razza italiana….
10.I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L'unione e' ammissibile solo nell'ambito delle razze europee… Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civilta' diversa dalla millenaria civilta' degli ariani.
Il Manifesto degli scienziati razzisti venne pubblicato sul «Giornale d'Italia» il 14 luglio 1938 e sottoscritto da 180 scienziati del Regime. Secondo i diari di Bottai e di Ciano esso fu redatto, quasi completamente, da Mussolini.
Seduta parlamentare di mercoledì 14 dicembre 1938
La seduta comincia alle 16. Quando il Presidente Ciano sale al suo seggio, la Camera in piedi lo saluta con vibranti prolungate acclamazioni. Entra nell’aula il Duce. La Camera scatta in piedi prorompendo in un’ardentissima acclamazione che si prolunga per alcuni minuti al grido: «Duce! Duce!». Alla manifestazione si associa il pubblico che gremisce le tribune, il presidente ordina il saluto al Duce e la Camera risponde con un solo possente: «A noi!». Prende la parola il Presidente Ciano: «Come gli onorevoli camerati sanno, i primi cinque disegni di legge inscritti all’ordine del giorno di questa seduta riguardano la conversione in legge dei provvedimenti presi dal Governo Fascista in difesa della razza italiana.si potrebbe farne un’unica discussione generale, senonché mi giunge in questo momento una domanda a firma di moltissimi deputati nel senso che tali disegni di legge siano approvati in blocco per acclamazione. Se ne dia lettura».
Provvedimenti per la difesa della razza italiana
Istituzione presso il Ministero dell’interno del Consiglio superiore per la demografia e la razza.
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista
Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica
«Come ho testé detto, è stata proposta l’approvazione per acclamazione: pongo a partito questa proposta».
La Camera sorge in piedi. Vivissimi e prolungati applausi.
«Dichiaro approvati per acclamazione questi disegni di legge!».