Gli stereotipi antiebraici
Riccardo Di Segni
In breve. Il Mercante di Venezia (The Merchant of Venice), è un’opera teatrale scritta da William Shakespeare tra il 1594 e il 1597. Bassanio, un giovane gentiluomo veneziano vorrebbe sposare la ricca ereditiera Porzia. Per corteggiarla degnamente chiede al suo amico Antonio (il mercante appunto) 3000 ducati in prestito. Antonio in questo momento non può procurargli il denaro ma garantirà per lui presso Shylock, ricco usuraio ebreo. Shylock accorda il prestito, ma in caso di mancato pagamento vuole una libra della carne di Antonio. Vorrà in questo modo vendicarsi delle umiliazioni e degli insulti di costui contro di lui perché ebreo e perché usuraio. I cristiani infatti non prestavano a interesse. Ma le navi di Antonio naufragano e il mercante è rovinato. Shylock lo porta di fronte al Doge e alla corte chiede di far valere i suoi diritti. Il Doge non può rifiutarsi di applicare la legge.
Trama completa in Wikipedia.
Perché: La commedia ha un intreccio complesso e sarà Porzia a risolvere la spinosa questione e a salvare Antonio, ma è interessante ai nostri fini, questo: che la figura dell’ebreo Shylock sia così drammaturgicamente potente da risultare il vero protagonista della pièce e nonostante il punto di vista sia cristiano, riesca a far balzare in evidenza le ragioni di Shylock e a darci una ricca informazione sulla considerazione in cui erano tenuti gli ebrei all’epoca e non solo a Venezia. La condotta crudele di Shylock è così inquadrata come un atto vendicativo che risponde all’odio con l’odio, cosa che si verifica quando i rapporti tra gli uomini non sono basati sul diritto, l’uguaglianza e la convivenza tra pari. Inoltre, èd è questo l’altro dato utile alla nostra riflessione, all’epoca in cui Shakespeare compose l’opera, gli ebrei non vivevano in Inghilterra. Gli ebrei, infatti, erano stati espulsi definitivamente dall’Inghilterra sin dal 1290, dove saranno riammessi ufficialmente soltanto nel 1664; sebbene presenze sporadiche e occasionali di piccoli nuclei ebraici, costituiti, in gran parte, da marrani in fuga dai possedimenti spagnoli, siano attestate nelle grandi città britanniche a partire dalla seconda metà del Cinquecento, è improbabile che William Shakespeare abbia avuto diretto contatto, nella sua vita alla corte elisabettiana, con ebrei. L’immagine teatrale di Shylock l’usuraio, dunque, nella sua ambigua difesa dell’attività bancaria degli ebrei, era basata, a sua volta, su un’immagine stereotipa relativa a persone e personaggi di cui l’autore e il pubblico del Globe non avevano e non potevano avere, da secoli, alcuna conoscenza reale.
Il mercante di Venezia
ATTO I –SCENA III
Siamo a Venezia. Shylock decide di concedere il prestito chiesto da Bassanio e accetta la garanzia di Antonio.
Shylock: «(Tra sé) Antonio detesta il nostro sacro popolo e nei luoghi dove si adunano i mercanti, va sparlando di me, dei miei traffici, dei guadagni che faccio legalmente e ch'egli bolla invece come traffici da usurai. Eccolo che si avvicina,così gli parlerò dunque:(Ad Antonio) Salute, Antonio, mio buon signore, poc'anzi dicevate, se non sbaglio, che non prendete né date mai denaro ad interesse? Voglio raccontarvi una storia: quando Giacobbe pascolava il gregge dello zio Làbano...questo Giacobbe era, a partir dal nostro santo Abramo, in grazia della sagace protezione di sua madre, il terzo successore; sì, sì…dico bene…il terzo.. ma torniamo al racconto. Che c’entra lui, mi chiederete. Prestava forse ad interesse? No, non proprio; o non direttamente ad interesse, come direste voi cristiani. State a sentire come faceva: pattuirono, Làbano e lui, che in luogo del salario, Giacobbe si sarebbe preso tutti gli agnellini di quel gregge che nascessero pezzati o variegati. A fine autunno, le pecore in caldo, furono portate alla monta, e mentre tra i lanosi genitori si compiva l'atto procreativo, il furbo Giacobbe, tagliò dei ramoscelli verdi, li spogliò qua e là della scorza così da risultare pezzati e li piantò dinnanzi agli occhi delle pecore al momento della fecondazione, sicuro che per antiche leggi di “simpatia” ne sarebbero nati agnelli variegati. Venuto il tempo di figliare infatti, le pecore partorirono agnelli variegati, e questi furono tutti di Giacobbe. E fu, questo, un legittimo guadagno, e benedetto da Dio: perché il guadagno è sempre benedetto, quando l’uomo non ruba. Ma - obietterete - questa storia è stata forse inserita nelle Sacre Scritture per giustificare l'usura? O sono forse pecore e montoni l'argento e l'oro dei miei forzieri? Ebbene, non potrei affermarlo…sta di fatto che anche io li faccio figliare meglio che posso. Mi basta che teniate a mente questo. Torniamo a noi: Bassanio ha bisogno di tremila ducati...e voi ne siete il garante…un prestito a tre mesi…per tre mesi su dodici, vediamo...gli interessi sarebbero…no, no, non siate impaziente, Signor Antonio. Voi non so quante volte a Rialto m'avete insultato perché presto danari ad interesse. E io l'ho sempre voluto sopportare con rassegnazione, sì, perché la rassegnazione è la divisa della mia tribù; voi mi date del miscredente, di cane strozzino, e sputate schifato sopra la mia gabbana di giudeo. E tutto questo perché faccio il miglior uso di ciò ch'è mio. Ebbene, ecco che adesso voi avete bisogno del mio aiuto, a quanto pare. Venite da me, e mi dite: “Shylock, abbiamo bisogno di denaro”. E dite questo, voi che avete sempre schizzato saliva sulla mia barba; che mi avete cacciato a calci come fareste con un cane rognoso accovacciato davanti all'uscio della vostra casa. Che vi dovrei rispondere? Non credete che vi dovrei dire: “Ha del denaro un cane ? Può prestare tremila ducati, un cane?” O invece pensate che dovrei farvi un inchino fino a terra, e con un tono da umile schiavo e col fiato rotto sussurrarvi: “Gentile signore, mercoledì scorso mi sputaste addosso, il tal altro giorno mi prendeste a calci, un'altra volta mi chiamaste cane, e in cambio di tante gentilezze vi presterò tutti questi denari”. Dovrei fare così?…Aspettate, aspettate, non vi riscaldate…voglio esservi amico…sì, voglio meritarmi la vostra simpatia e dimenticare insulti e mortificazioni; voglio venirvi in aiuto nelle presenti strettezze senza pretendere pel mio denaro un soldo d'interesse; perché allora non mi ascoltate? È una cortese offerta che vi faccio: andiamo ora insieme da un notaio, e avanti a lui firmatemi, signor Antonio, un impegno formale, con la clausola che qualora in tal giorno ed in tal luogo non mi doveste rendere la somma o le somme indicate nel contratto, la penale sarà una libra esatta di carne, della vostra bella carne, da asportarvi di mia mano dalla parte del vostro corpo che più mi piacerà. Una libbra di carne tolta a un uomo non vale manco il prezzo od il valore d'una libbra di carne di montone, santo Dio!»
Atto III – SCENA I
Si è appreso che le navi di Antonio hanno fatto naufragio e il mercante è rovinato.
Shylock: «L’affare è andato a male! Quel gran bancarottiere di Antonio, quello scialacquatore, non ha più la faccia di mostrarsi a Rialto! Che pensi ora a onorare la cambiale! Certo, certo che voglio la sua carne: ne farò esca per pesci! E se i pesci non la vorranno, servirà a nutrire la mia vendetta. M'ha maltrattato, m'ha fatto perdere mezzo milione; ha riso delle mie perdite, ha sghignazzato sopra i miei guadagni, ha offeso ed oltraggiato la mia razza, ha ostacolato i miei affari, m’ha alienato gli amici e aizzato contro i nemici; E perché? Perché sono ebreo. Ebbene. Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, membra, sensi, affetti, passioni? Non s'alimenta di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni? Estate e inverno non son caldi e freddi per un ebreo come per un cristiano? Se ci pungete, non facciamo sangue? Non moriamo se voi ci avvelenate? Dunque, se ci offendete e maltrattate, non dovremmo pensare a vendicarci? Se siamo uguali a voi per tutto il resto, vogliamo assomigliarvi pure in questo! Se un cristiano è oltraggiato da un ebreo, come gli mostra la sua famosa carità? Con la vendetta! E se un cristiano offende un ebreo, come può questi dimostrarsi tollerante se non, sul suo esempio, vendicandosi? Io non faccio che mettere a profitto la villania che m’insegnate voi; e sarà ben difficile per me rimanere al disotto dei maestri. Io ho giurato sul nostro sacro Shabbath, che intendo avere quello che mi spetta a termini di contratto...Quella libra di carne che pretendo da lui io l'ho pagata a caro prezzo: se mi sarà negata, vorrà dire che a Venezia non c'è forza di legge. Io vi chiedo il mio secondo i patti: rispondetemi ora voi, se avrò giustizia!».